L’intellettuale
Nelle sue tragedie, in alcuni casi, l’Euripide intellettuale prende il sopravvento sull’Euripide poeta. Capita infatti che alcuni suoi personaggi, pur trovandosi nel climax di una situazione carica di pathos inseriscano nella scena riferimenti del tutto stonati al contesto ma del tutto coerenti alla condizione politica contemporanea della Grecia.

Scorcio di Villa Adriana, Tivoli.
Il paradosso si raggiunge nell’Ecuba quando la regina si accorge che il suo vaneggiamento non c’entra assolutamente nulla con il contesto storico in cui è ambientato il dramma e si giustifica concludendo il suo discorso aggiungendo che le frecciate lanciate al momento sono vane.
Sempre Ecuba viene poi trasformata in arruolatrice per i sofisti quando, poco più innanzi, se ne esce con Agamennone in un invito ad apprendere perfettamente l’arte della persuasione all’unico fine di saper persuadere la gente per poter ottenere ciò che si vuole; non dimenticando di sottolineare che questa arte è l’unica importante.

Erma di Euripide.
Euripide introduce una novità sua peculiare in qualità di intellettuale – poeta, che però non posizionerò fra le sue innovazioni: mentre di norma gli autori cercano il punto adatto per introdurre un tema a loro caro, a lui non interessa minimamente quel che potrà pensare il pubblico e, anche se la situazione risulta del tutto inverosimile, se ne infischia e introduce nel momento meno opportuno quello che a lui pare più opportuno. Fedra si strugge di amore per il figliastro, ha addirittura le allucinazioni e la febbre, sono tutti sgomenti per questa cosa non del tutto casta ma all’improvviso, come se nulla fosse, Fedra sta benissimo e si mette a discernere, lucidissima, circa il male fra gli uomini e a polemizzare con Socrate.
Forse questi esempi potrebbero essere una valida argomentazione sul perché Euripide abbia vinto solamente 4 volte il primo premio.


