Euripide

Innovazioni

Introduce quello che noi oggi chiameremmo atto unico. Se Eschilo amplia nella trilogia la tematica e lo svolgimento dell’azione e Sofocle riconduce il tutto alla sola singola tragedia dopo aver sperimentato il dittico, Euripide trasforma la tragedia in un’opera composta da più scene distinte, autonome e di per sé perfettamente compiute che fra di loro si interconnettono grazie unicamente al tema narrativo.

Raffigurazioni di maschere teatrali latine. Queste Dramatis Personae appartengono al Terenzio Vaticano del IX secolo oggi in Vaticano

Raffigurazioni di maschere teatrali latine. Queste Dramatis Personae appartengono al Terenzio Vaticano del IX secolo oggi in Vaticano.

Introduce il monologo nel prologo: per Euripide era importante che il pubblico si concentrasse soprattutto sull’intreccio della vicenda e su come essa fosse stata impostata dall’autore e non tanto sulla trama. Per perseguire tale scopo non solo faceva aprire le sue tragedie con una presentazione ove forniva agli spettatori tutte le informazioni utili circa la trama ma arrivò addirittura a preannunciare la conclusione.

Il canto nelle tragedie euripidee non viene più relegato unicamente al coro: viene utilizzato per connotare uno stato d’animo dell’attore con degli a solo, oppure viene impiegato in duetti lirici per sottolineare particolari momenti saliente del dramma. Con il suo farcire la tragedia di interrogativi, esclamazioni e anafore rischiava però di far cadere la sua poesia nel più nero manierismo e grazie al canto lirico riusciva in qualche modo a dissimulare il tutto.

Tersicore, musa della Lirica Corale

Tersicore, musa della Lirica Corale.

In circa la metà delle sue tragedie e nella quasi totalità di quelle appartenenti all’ultima fase lavorativa appare nell’esodo una divinità, il deus ex machina. Questa sua innovazione fu poi travisata dai tragediografi successivi ed impiegata come via d’uscita da una situazione troppo ingarbugliata.