Euripide

La Fortuna

O lo si ama o lo si odia, e questo accade fin dai suoi contemporanei. Il suo sperimentare nuovi modi di portare in scena con tempi e spazi non interconnessi gli uni e gli altri se non da un vago accomunamento tematico fece senza ombra di dubbio rabbrividire Aristotele, secondo il quale invece l’unità dell’opera era quasi un articolo di fede.

Particolare del Palazzo reale di Cnosso. Creta, Grecia

Particolare del Palazzo reale di Cnosso. Creta, Grecia.

Invece il suo continuo dissacrare la religione e soprattutto lo svilire il suo bagaglio di miti ed eroi, che ricordiamo stavano ai Greci dell’antichità esattamente come la Bibbia sta a noi cristiani, gli valse l’appellativo di “creatore di pezzenti” coniato appositamente da un altro grande uomo di teatro: Aristofane.

I suoi estimatori invece sostengono che la tragedia trovò in Eschilo il profeta, in Sofocle lo sviluppatore classico ma fu Euripide a innalzarla alla sua vera grandezza; inoltre adducono la distrazione causata dalla filosofia come causa ultima al non essere riuscito a scrivere quella che dovrebbe essere, secondo i canoni, una tragedia perfetta.

Secondo chi scrive Euripide fu un sofista sia come filosofo che come poeta; i sofisti non rispettavano con il loro fiume ininterrotto di parole senza senso l’altrui ascoltatore ed Euripide non rispettava il suo pubblico dato che spesso cercava anche di corromperli in maniera subliminale diffondendo insegnamenti disfattisti.

L’aver vilipeso in maniera tanto plateale le credenze secolari dei suoi spettatori è forse però la cosa più riprovevole in assoluto.