Il deus ex machina
Platone osservava, con sarcasmo, che quando un poeta tragico era in difficoltà faceva comparire un dio ricorrendo all’ausilio di una macchina. Non costituiva una via d’uscita da una situazione troppo ingarbugliata in quanto, ad eccezione dell’Oreste, la divinità compare ad azioni concluse, più che altro con la unica utilità di annunciare il futuro, dare suggerimenti morali o spiegare il volere degli Dei.

Statuetta del I secolo raffigurante una caricatura di Afrodite - Venere Dea ex machina. Rinvenuta a Thessalonica.
È un artifizio scenico di sicuro effetto che nell’economia di scena va a contrapporsi al prologo: in questo si preannuncia ciò che accadrà nella tragedia, il deus ex machina ne annuncia il seguito.
Euripide era convinto che sebbene l’opera degli Dei fosse imprevedibile solamente loro, con la loro onniscienza, sapevano venire fuori dalle situazioni più ingarbugliate; e forse da questo concetto venne travisato il deus ex machina dai suoi successori.


